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American Sniper

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Bradley Cooper, né lupo né agnello, un cane da pastore. Il nuovo film di Clint Eastwood è la storia di un uomo, un fratello, un marine, un marito, un padre: Chris Kyle, un U.S. Navy SEAL che viene inviato in Iraq con una missione precisa: proteggere i suoi commilitoni. La sua massima precisione salva innumerevoli vite sul campo di battaglia e mentre si diffondono i racconti del suo grande coraggio, viene soprannominato “Leggenda”. Nel frattempo cresce la sua reputazione anche dietro le file nemiche, e viene messa una taglia sulla sua testa rendendolo il primario bersaglio per gli insorti. Allo stesso tempo, combatte un’altra battaglia in casa propria nel tentativo di essere sia un buon marito e padre nonostante si trovi dall’altra parte del mondo. Il grande Clint Eastwood torna con questa storia bellissima, con questo lavoro ben riuscito, ai livelli di “Million Dollar Baby” e “Gran Torino”. Il film ha una durata di circa 130 minuti ma neanche uno di essi si considera perso. Un gran film con errori piccoli e superficiali che si possono tranquillamente ignorare. Un cast senza nessuno di eccezionale fatta eccezione per Bradley Cooper. Un’interpretazione magistrale che lo fa salire di livello; con questo ruolo si guadagna un posto nella lista dei grandi attori. Riesce perfettamente ad entrare nel ruolo ed a trasmettere tutto ciò che ha all’interno il protagonista. Una storia che si focalizza sulla storia di un uomo ma che soprattutto pone l’accento su ciò che porta la guerra. Una guerra non solo fisica, sul campo di battaglia, ma anche dentro l’uomo che la combatte. Una guerra che non finisce tornando a casa ma che continua sempre, che vive dentro, intenta a distruggere fino all’ultima goccia di umanità che si possiede. Questo è l’effetto della guerra su Chris Kyle, che pur salvando molte vite, uccidendo molti nemici, arrivando ad essere una leggenda, se la porta dietro, quasi fosse un fardello da portare a vita. Ed è proprio questo che succederà, il fardello lo porterà alla morte, una morte precoce ed insensata. Un uomo che fa di tutto per salvare la patria e gli uomini che ci vivono ma che alla fine viene ucciso dagli stessi. Un film eccezionale che merita di essere visto. Voto 8 – .

-Billizful

The Interview

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Il film scandalo del 2014; esattamente, sto parlando di The Interview. Il film vede protagonista Dave Skylark (James Franco) che è il re delle interviste alle celebrità e conduttore del famoso talk show notturno “Skylark Tonight”. Il cervello dietro il successo di Dave è il suo produttore e migliore amico, Aaron Rapoport (Seth Rogen). Insoddisfatto, Aaron anela a fare un lavoro significativo. Egli realizza il sogno di una vita quando procura a Dave un’intervista con Kim Jong-Un, il dittatore misterioso e spietato della Corea del Nord. Quando Dave e Aaron si preparano a partire per la Corea del Nord, vengono avvicinati dalla CIA che chiede loro di assassinare Kim. I due accettano la missione, diventando gli uomini meno qualificati di sempre ad assassinare – o intervistare – l’uomo più pericoloso della terra. Tra cancellature, riproposizioni, posticipi, altre cancellature, finalmente arriva in download digitale il tanto atteso, o no, dipende se viviamo nella Korea del Nord o meno, il film con James Franco e Seth Rogen schierati contro il dittatore Kim Jong-Un. Sin dall’inizio il film appare per quello che è, una commedia demenziale. Considerando il fatto che già la coppia Franco-Rogen l’abbiamo vista in “Facciamola Finita” e che i produttori sono gli stessi, non potevamo far altro che aspettarci un film pieno di insulti, parolacce e discorsi sconci. Infatti, come volevasi dimostrare, è proprio così, un lavoro demenziale e volgare ma allo stesso tempo divertente e, a mio parere, geniale. E’ una perfetta satira politica, anche se definirla satira è un eufemismo considerando il fatto che tutto ciò che accade è completamente folle, una totale assurdità. Un James Franco irriconoscibile, quasi fosse diventato il fratello, che abbiamo visto recentemente a fianco di Zac Efron in “The Neighbors”; un Kim Jong-Un folle e Seth Rogen che indossa i panni del solito idiota. Insomma, quello che voglio dire è che il film merita di essere visto; una delle commedie meglio riuscite degli ultimi tempi, non a caso ha creato tanto scandalo. Consiglio vivamente di vederlo. Voto 7 e ½.

-Billizful

Lo Hobbit: La Battaglia Delle Cinque Armate

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Andata e ritorno, un racconto di Bilbo Baggins. Arriva per la seconda volta l’epilogo di una trilogia del magico mondo di Tolkien. Questa volta l’epilogo è reale, in quanto non dovrebbe arrivare sugli schermi nessun’altra storia della terra di mezzo (per ora). Peter Jackson, regista che ci ha fatto innamorare del mondo di Tolkien, si è un po’ rammollito con questo lavoro, che, per i fan, si poteva fare in un solo film. L’ultimo capitolo della saga, uscito pochi giorni fa, senza scendere nei dettagli della trama, ci fa entrare in una guerra dove Orchi, Uomini, Elfi e Nani si combattono l’oro della Montagna Solitaria. L’inizio è in perfetta linea con la fine del secondo ed il finale lo è con l’inizio del “Signore degli Anelli”. Dal punto di vista dei fan, questa trilogia è un po’ deludente sia per le aggiunte insensate, come il “Super Legolas”, sia per la lunghezza attribuita ad un racconto che, in tutta sincerità, si poteva realizzare in massimo due film. Questo capitolo, un po’ come il secondo, si presenta noioso in alcuni pezzi, che, a dirla tutta, potevano evitare di mettere; la durata è un punto a sfavore. Un punto a sfavore anche per quanto riguarda Smaug: gli sono stati dedicati due film, e alla fine lo si vede morire dopo un paio di minuti fuori dalla motagna. La guerra tutto sommato, è fatta veramente bene, caotica, ma buona. Ovviamente, niente a che vedere con le guerre della trilogia precedente, ma con gli effetti speciali, a dir poco impeccabili, è la parte che coinvolge di più lo spettatore. Nulla da dire neanche per il duello tra Azog e Thorin, e per le morti di Fili e Kili. La morte di quest’ultimo, anzi, a mio parere, è stato il rimedio ad una scelta veramente terribile: quella di accoppiare un elfo ed un nano (un’americanata). In generale, senza guardare la fedeltà al libro, il film è veramente bello: scenari fantastici, degni di Jackson, cast eccezionale, effetti speciali, come ho detto prima, impeccabili, e la storia molto coinvolgente. Infine, voglio dire solo che il finale è da brividi, probabilmente perché riporta alla mente l’inizio di un’avventura che ci ha segnati tutti, a prescindere se siamo fan del libro o no. Nulla da dire a Jackson, tranne di non vendersi troppo e di rovinare un mondo così sensazionale, frutto della mente di Tolkien. Voto 8.

-Billizful

Gone Girl

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David Fincher, regista di Fight Club, sforna un altro thriller degno di nota. Il regista è conosciuto per l’adattamento di Palanhiuk ma, secondo me, sono stati altri suoi lavori a renderlo un regista coi fiocchi: basti pensare a “Seven”, “Il curioso caso di Benjamin Button” o persino ad “Alien3”. Un regista che di nome non è conosciuto molto ma che ha alle spalle un bel numero di film. Il suo ultimo lavoro si intitola “Gone Girl”, in italiano “L’amore bugiardo”; per quanto non sopporti le traduzioni dei titoli, devo ammettere che questo non è così insensato. Il film vede protagonisti Ben Affleck, Nick Dunne, e Rosamund Pike, Amy Dunne, che si trasferiscono nella città natale di lui per stare accanto alla madre nei suoi ultimi giorni di vita. Tutto ha inizio il quinto anno del loro anniversario, durante il quale, Nick, tornando a casa, non trova la moglie, scomparsa completamente. Il viaggio inizia qui, la scomparsa della moglie mobilita la polizia, che comincia a fare indagini. Queste conducono sempre più a Nick, che diventerà il sospettato numero uno della scomparsa, e del probabile omicidio, della moglie. Tutta la storia man mano che si va avanti comincia a diventare sempre più complessa e intricata. Un matrimonio disastrato, un rapporto extra coniugale, le bugie di lui, l’intrigo di lei, insomma, una storia degna di Fincher. Il film è tratto dal libro di Gillian Flynn ed è uno dei thriller migliori degli ultimi tempi. Sin dall’inizio del film, lo spettatore si trova pienamente coinvolto grazie al clima suggestivo e alla tragica situazione, apparentemente priva di senso. Si passa metà del film a fare deduzioni su cosa sia successo ad Amy e proprio quando sembra quasi ovvio, ecco che il regista ti sorprende e smonta tutto, rivelandoti il vero andamento degli eventi. Il cast non è eccezionale, un Ben Affleck gonfio per il futuro ruolo di Batman, un po’ passivo e freddo nell’interpretazione, e una Rosamund Pike che si mostra molto brava e, anche se ricopre un ruolo detestabile, cattura molto l’attenzione; questo ruolo è il suo esordio. La colonna sonora e gli scenari aiutano a dare al film quell’atmosfera cupa, tragica, tesa e suggestiva, degna di un thriller. In generale, il film si presenta buono ma dietro ci sono anche dei dettagli, non so se trascurati o voluti, che sembrano totalmente illogici: il personaggio di Neil Patrick Harris, le mancate indagini alla fine di tutta la storia e altri aspetti che non convincono molto. Come in molti lavori di Fincher, quello che è il cardine della storia è il personaggio psicopatico; sembra che il regista sia abile nel rappresentare questo tipo di personaggio che, anche se si presenta odioso, si fa amare dallo spettatore, non tanto per il ruolo che ricopre ma per quanto sia vivo, quasi lo si conoscesse di persona man mano che scorre il film. Voto 7 e ½.

-Billizful

Fury

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Sarà distribuito in Italia a gennaio 2015 il nuovo film di David Ayer, che ho avuto la fortuna di vedere in anteprima. Il titolo del film è “Fury”. Nell’aprile del 1945, mentre gli Alleati sferrano l’attacco decisivo in Europa, un agguerrito sergente, Wardaddy, comanda un carro armato Sherman (chiamato Fury:“La furia”) e il suo equipaggio di cinque uomini in una missione mortale dietro le linee nemiche. In inferiorità numerica e disarmato, Wardaddy (Brad Pitt) e i suoi uomini saranno protagonisti di gesta eroiche per colpire al cuore la Germania nazista. Ayer, devo dire la verità, non lo conosco molto bene neanche io ma ha fatto film come “S.W.A.T”, “Fast and Furious”(il primo), “Sabotage”, “Training Day” e sembra proprio che dirigerà “Suicide Squad”. Tornando a “Fury”, è chiaro che sia un film di guerra e forse, ora come ora, ce ne sono troppi. All’inizio però, ho detto che ho avuto la “fortuna” di vederlo, e infatti il film, anche se ripropone un genere e una tematica trattati ormai da tanti, non è affatto male. Dopo un po’ che lo si guarda, devo ammettere, ricorda molto “Salvate il soldato Ryan” , ma nettamente inferiore a quest’ultimo. Il film coinvolge per il semplice motivo che si incentra più sul rapporto tra i membri della squadra di Wardaddy piuttosto che sui combattimenti, che occupano circa 50 minuti di film complessivamente. A tratti si presenta anche commovente ma ha la pecca di non scavare troppo a fondo nelle personalità dei personaggi; questi sono presentati marginalmente, senza arrivare a conoscerli bene e alla fine, infatti, ci si affeziona a pochi. Da notare soprattutto due attori di questo film: Shia LaBeouf e Logan Lerman, che entrambi fanno un piccolo salto di qualità. Il primo conosciuto soprattutto perché protagonista di “Transformers” e il secondo perché è l’amato Percy Jackson dei ragazzi. Entrambi ricoprono ruoli nuovi e con un maggior spessore, e sono curioso di vedere la loro crescita nei futuri ruoli che ricopriranno. Un cast tutto sommato buono. L’ultima piccola critica che mi sento di fare è verso l’apparente lieto fine (cliché dei film di guerra) che, se non ci fosse stato, avrebbe fatto guadagnare punti al film. Voto 7 ,7 e ½.

-Billizful

Interstellar

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Scienza e sentimento, un tutt’uno. Cristopher Nolan è uno dei registi più famosi oggigiorno, conosciuto soprattutto per la trilogia di Batman con Christian Bale, ma che ha sfornato anche altri grandi film come “Memento”, “The Prestige” e “Inception”. Un regista enigmatico che non lascia nulla al caso, dimostrando un grandissimo talento. Interstellar, il suo ultimo film, è un po’ un esperimento, un tuffo in un genere alternativo, diverso dai soliti. Il film vede protagonista Matthew McConaughey, pilota ed ingegnere, che è costretto a partire per lo spazio, in cerca di un pianeta in grado di ospitare il genere umano, che si trova sul precipizio, in una terra che non dona gli dona più nulla. Il protagonista lascia a casa la figlia, il figlio e il proprio padre e si abbandona completamente alla sua missione: salvare l’umanità. Il cardine del film è il rapporto tra McConaughey e la figlia. Un film con uno sfondo semplicissimo: l’affetto padre-figlia; lasciamo da parte la fisica, il viaggio, il mistero, i wormhole, i buchi neri. Nolan con un abilità strabiliante, svia completamente il lettore, portandolo a concentrarsi su temi profondi, su domande che non hanno risposte, sull’immensità dell’universo e su una probabile esistenza di esseri sovrumani. Quello che pochi colgono è che non c’è niente di complicato, il film vuole raccontare, si un viaggio oltre mondo, ma che si incentra maggiormente sul rapporto tra un padre ed una figlia. Leggendo varie recensioni ho trovato critiche verso i numerosi dialoghi scientifici, sulla presenza di incontri di terzo tipo e sulla banalità della storia. A mio parere i dialoghi rendono la storia ancora più coinvolgente, che si ami o meno la fisica, di incontri alieni non se ne vede neanche l’ombra, mentre di banale non c’è proprio nulla; così come l’universo, anche il rapporto tra un padre e una figlia può essere di una complessità incredibile. Da un punto di vista tecnico il film non presenta alcuna pecca. Scenari perfetti, colonne sonore da brivido, cast eccezionale (con un’impeccabile Anne Hathaway ma con un Matt Damon un po’ fuori luogo a mio parere). Un film di quasi tre ore, ma che scorre in una maniera incredibile. Concludo dicendo che Nolan si è tuffato in un genere che appartiene a Ridley Scott, ma ne ha fatto qualcosa di superiore, eliminando tutta la fantascienza aliena e ponendo al centro il semplice essere umano, in tutta la sua complessità. Voto 9.

-Billizful